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13 mag 2011

A Natale nei cinema -Bee Movie-, storia di un'ape ribelle in fuga dall'alveare

Un'animazione adulta per i bambini intelligenti del terzo millennio. Questa,
in sintesi, la definizione che Renee Zellweger e Jerry Seinfield danno di
Bee Movie, nato dalla fantasia del comico americano e divenuto realta'
grazie alla DreamWorks di Steven Spielberg. Caschetto biondo e fisico
minutissimo, l'attrice premio Oscar per Ritorno a Cold Mountain si
spoglia dei panni di Bridget Jones e bissa la sua esperienza al doppiaggio, dopo
Shark Tale. Questa volta le tocca il ruolo di Vanessa, l'unica "umana
buona" che sposa la causa dell'apetta protagonista, impegnata a trascinare in
tribunale tutto il genere umano: oggetto del contendere e' l'usurpazione del
miele, linfa vitale attorno a cui ruota l'intera esistenza di Barry e della sua
razza.
"Fiaba per bambini, morale ecologista, metafora dell'avidita' umana: in
Bee Movie c'e' tutto, ma soprattutto il divertimento. E' questa la
parola d'ordine del film e questo il motivo che mi ha spinto a partecipare".
Forte di un buon successo al box office americano, il film arriva nelle nostre
sale a partire dal 21 dicembre. L'esilarante odissea di Barry, apetta ribelle al
destino di una vita in catena di montaggio per produrre un miele che le verra'
sottratto, offre il destro a letture adulte su dinamiche del lavoro, prepotenza
dell'occidente ricco e importanza dell'ecosistema. Il tutto condito da stoccate,
con cui la fantasia di Seinfield condisce la storia, prendendosela con veri
personaggi dello star system come Sting, Oprah Winfrey e Larry King.
"L'idea - racconta il comico americano - e' nata a cena con Steven Spielberg.
Giocando sull'assonanza inglese con la parola "bee", ape, gli ho detto che avrei
voluto fare un B-Movie. Lui m'ha preso sul serio e in quattro e quattr'otto, con
Katzenberg ha messo in piedi un'organizzazione colossale". Soltanto
l'apparecchiatura installata nel suo ufficio di New York e' costata un milione
di dollari. Poi un lavoro di quattro anni, arrivato fin quasi ad oggi: "Non c'e'
stata grande differenza rispetto al mio impegno in tv. Ho scritto la storia
pensando a un pubblico adulto. O meglio a me stesso. Non ho mai amato i cartoon
come Topolino. Troppo convenzionali. Ho cercato piuttosto di pensare cosa
avrebbe divertito anche me e la cosa piu' strabiliante e' che ad apprezzarlo di
piu' sono stati i bambini di due e tre anni".
La conferma alle parole di Seinfield arriva anche da Renee Zellweger.
Doppiatrice d'eccezione e sua vicina di casa nella vita di tutti i giorni,
l'attrice non si sarebbe affatto prestata a un cartoon qualsiasi: "La prima
domanda che mi pongo quando ricevo un copione - spiega - e' se si tratta di una
cosa utile e di cui si avverte il bisogno. La seconda se divertirebbe anche me.
In questo caso c'era poi anche Jerry, per cui non ho avuto dubbi. Della sua
esperienza in tv ha portato il cinismo: una componente che apprezzo
moltissimo".
E pensare che la versione definitiva e' costata a Seinfield ben 215
riscritture del copione. Autocensura? "No, per carita'", risponde
diplomaticamente. Fatto sta, che le sue frecciate al curaro non risparmiano
davvero nessuno. Fra i piu' bersagliati, insieme ad avvocati assimilati a
"parassiti", anche Ray Liotta che viene preso di mira come emblematica
incarnazione di spocchia e antipatia. "Il fatto - conclude Seinfield - e' che i
bambini non sono affatto stupidi. Dai loro stimoli e vedrai che reagiranno nel
migliore dei modi. Basta anestetizzarli coi prodotti idioti. Quella dell'eta' e'
soltanto una scusa".

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